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Paragrafo 6 . La spedizione dei Mille.

     
All'indomani  della  guerra  del 1859, che  port  alla  significativa
conquista  della  Lombardia e all'annessione  di  Toscana  ed  Emilia-
Romagna al regno sabaudo, risult chiaro che la politica moderata, che
aveva  agito sulla strada delle trattative diplomatiche e aveva  fatto
ampio  ricorso all'appoggio militare esterno, aveva ormai esaurito  le
sue possibilit. Napoleone terzo infatti,

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approvata  l'annessione dell'Italia centrale al regno di Sardegna,  si
era  dichiarato  apertamente contrario ad  ogni  altro  patteggiamento
riguardo  all'unificazione italiana; la Societ nazionale era  entrata
in  crisi, e lo stesso Cavour era consapevole che ogni iniziativa  del
governo  piemontese per arrivare in tempi brevi all'unit  dell'intero
paese  avrebbe  incontrato l'ostilit delle  grandi  potenze.  Riprese
allora vigore l'iniziativa dei democratici, in particolare del partito
d'azione,   i   quali   sostenevano   la   necessit   di   promuovere
un'insurrezione  nazionale. Convinti della  validit  della  strategia
fondata  sull'azione  congiunta della sollevazione  popolare  e  della
spedizione  armata,  ritenevano che il  territorio  pi  adatto  fosse
l'Italia   meridionale,  dove  stavano  maturando  alcune  circostanze
favorevoli: l'instabilit politica, aggravatasi con l'ascesa al  trono
di  Francesco  secondo; la crescente opposizione nei  confronti  della
monarchia   borbonica,   alimentata   dal   tradizionale   separatismo
siciliano;  il profondo scontento delle masse popolari per  le  misere
condizioni   di  vita  e  di  lavoro;  l'esistenza  di  un   movimento
democratico abbastanza attivo.
     L'insurrezione  scoppiata a Palermo agli inizi dell'aprile  1860,
brutalmente  repressa, e il successivo dilagare dell'agitazione  nelle
campagne sembravano confermare la validit delle tesi democratiche. Si
trattava   dunque  di  alimentare  questo  stato  di   agitazione   e,
contemporaneamente,  di organizzare una spedizione  militare.  In  tal
senso  si impegnarono i principali capi democratici: Rosolino Pilo  si
rec in Sicilia, mentre Francesco Crispi cerc di convincere Garibaldi
ad assumere il comando della spedizione.
     Dopo  qualche esitazione questi accett, ponendosi alla guida  di
un  migliaio  di  volontari, in gran parte lombardi e  piemontesi,  ma
anche  provenienti da altre regioni italiane, molti dei quali  avevano
partecipato  ai  tentativi insurrezionali mazziniani, alla  difesa  di
Roma nel 1849 o alla guerra del 1859 con i Cacciatori delle Alpi.
     La  partenza avvenne la notte tra il 5 e il 6 maggio dal porto di
Quarto,  presso  Genova, a bordo di due piroscafi, il  Piemonte  e  il
Lombardo, rubati alla societ Rubattino. Sfuggiti alla squadra  navale
sabauda,  che  aveva l'ordine di bloccare la spedizione,  i  volontari
fecero   rifornimento  di  armi  a  Talamone,  in  Toscana,  e  quindi
proseguirono per la Sicilia, dove arrivarono l'11 maggio.
     Sbarcati a Marsala, iniziarono la marcia verso l'interno.  Il  14
maggio,  a Salemi, Garibaldi assunse la dittatura in nome di  Vittorio
Emanuele  secondo,  form un governo provvisorio, retto  da  Francesco
Crispi  e  composto sia da moderati che da democratici, e,  il  giorno
successivo, sconfisse a Calatafimi le truppe borboniche.
     L'arrivo  di  altri consistenti gruppi di volontari e  l'adesione
degli insorti siciliani aumentarono le fila dell'esercito garibaldino.
A  questo  punto il Cavour, timoroso che il successo della  spedizione
potesse  rafforzare  il  movimento  democratico  in  generale   ed   i
repubblicani  in  particolare, tent di assumere  il  controllo  della
situazione,  cercando di promuovere l'annessione dell'isola  al  regno
sabaudo.  Il  tentativo fall. Alla fine di luglio, dopo  un'ulteriore
sconfitta delle truppe borboniche a Milazzo, tutta la Sicilia, esclusa
la cittadella di Messina, era liberata.
     Cacciati  i  Borbone  dalla  Sicilia,  Garibaldi  si  apprest  a
passare lo stretto di Messina, per portare a termine la liberazione di
tutto il sud, con l'intenzione di dirigersi poi verso Roma.
     
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     Napoleone terzo, contrario alla formazione di uno stato  unitario
italiano  e  timoroso  che  il  successo  dell'iniziativa  garibaldina
potesse provocare lo scoppio di una nuova ondata rivoluzionaria, cerc
di  impedire a Garibaldi di passare lo stretto di Messina, tentando di
accordarsi  in  tal  senso con l'Inghilterra; questa,  per,  era  del
parere  esattamente  contrario, in quanto  considerava  l'unificazione
italiana un valido ostacolo alle mire egemoniche francesi.
     Il  20  agosto,  Garibaldi, forte della neutralit  della  flotta
inglese,  sbarc  in  Calabria ed inizi la marcia  verso  Napoli.  Le
capacit   di   resistenza  della  monarchia  borbonica  erano   ormai
notevolmente ridotte: l'esercito era in piena crisi, per  la  mancanza
di  ordini  precisi e per la resa e lo sbandamento di molti soldati  e
ufficiali;  il  tentativo di Francesco secondo di recuperare  consenso
con  la  concessione della Costituzione e la formazione di un  governo
non  reazionario  era  fallito completamente.  Le  truppe  garibaldine
poterono cos entrare agevolmente a Napoli, il 7 settembre 1860.
